Nel cuore della notte di martedì è arrivata la delusione per la sinistra che puntava sul “Trump guerrafondaio” per montare la gazzarra parlamentare ad uso interno nel giorno (oggi) dell’intervento di Giorgia Meloni alle Camere sulla crisi nel Golfo. I progressisti, quelli che la sanno lunga e la capiscono cortissima, pensavano che Trump avrebbe raso al suolo l'Iran, bombardato a tappeto la Grande Persia che non riescono a individuare sulla mappa, erano già pronti alla manifestazione di massa contro il “genocidio” americano dei poveri iraniani, dopo non essersi accorti di quello degli ayatollah contro i manifestanti per la libertà che le classi in carrozza dell’Occidente disprezzano.
È finita come avevamo previsto: Trump ha applicato la tecnica del negoziato duro, scartavetrato, indigeribile per i damerini europei, anche al caso di Teheran, è dal 2016, l’anno in cui trionfò contro Hillary Clinton, che Donald usa questo metodo. E la cosa incredibile non è che lui continui a farlo, ma che dopo 10 anni gli avversari non abbiano capito come funziona: Trump non va preso alla lettera, va preso sul serio. Non penso abbia mai letto Niccolò Machiavelli, ma lo applica istintivamente, parla la lingua dei suoi avversari per farsi capire. E il regime iraniano ha capito di aver rischiato di essere raso al suolo. Sia chiaro, un gruppo di gangster che ha trucidato il proprio popolo, impiccai dissidenti, merita di sparire, ma c’è tempo e la rivoluzione khomeinista è comunque finita, il regime è al tramonto, l’Iran si è arreso.







