Un primo corso sperimentale ha coinvolto nove mediatori - otto donne e un uomo - provenienti da Ucraina, Marocco, Bangladesh, Romania, Nigeria, India e Togo. Sono i mediatori per la sicurezza sul lavoro che entreranno nei cantieri veneti, dove la sicurezza cambia lingua e approccio. Un investimento che guarda lontano: in una regione dove il fabbisogno di manodopera resta elevato e il contributo dei lavoratori stranieri è sempre più decisivo, rendere la formazione inclusiva ed efficace significa ridurre gli infortuni, migliorare la qualità del lavoro e sostenere la competitività del settore.
La sicurezza
Nei cantieri della regione oltre la metà della manodopera è straniera nelle imprese edili artigiane. Nasce così una nuova figura professionale: il mediatore culturale per la sicurezza. A introdurla è Formedil Veneto, che ha avviato i primi corsi per facilitatori linguistici chiamati ad affiancare i docenti e rendere davvero comprensibili norme e rischi a lavoratori provenienti da tutto il mondo. Una svolta operativa – prevista dal nuovo contratto regionale dell’edilizia artigiana e PMI – che punta a ridurre gli infortuni e a colmare un gap formativo sempre più evidente nei cantieri.
La scelta risponde a un’esigenza concreta del mercato del lavoro: in Veneto, infatti, i lavoratori stranieri rappresentano oltre il 55% degli occupati nelle imprese edili artigiane e Pmi, con punte ancora più alte in alcuni territori.






