L'inferno è precipitato su Beirut all'improvviso, in una giornata che fino a poche ore prima aveva il sapore leggero della tregua tra Iran e Israele e dell'aria di primavera.
Poco dopo le 14, mentre molti erano a pranzo e altri bloccati nel traffico di metà giornata, e mentre migliaia di sfollati aspettavano notizie su un possibile ritorno nelle loro case, la città è stata colpita senza preavviso.
"In pochi minuti tutto è venuto giù, non sapevamo dove scappare, un boato seguito a un altro, poi il buio, calcinacci ovunque, sirene e grida. Ho visto la fine del mondo in pochi secondi", racconta all'ANSA al telefono un testimone. Quello che molti descrivono come un "colpo di coda" di Israele, "incapace di vincere contro Hezbollah", si è abbattuto senza i consueti ordini di sfollamento forzato. "Se la prendono con i più deboli perché non sanno vincere questa guerra". Sono state colpite abitazioni, negozi, rotonde, caffè, garage, ristoranti e luoghi di ritrovo. Sotto attacco anche gli assembramenti di sfollati sul lungomare, il porticciolo di Ayn Mreisse, il quartiere di Tellet el-Khayyat e quello popolare di Musseitbe. Colpita anche la zona del faro di Manara, affacciata sul Mediterraneo. Presa di mira la zona esclusiva di Ayn et-Tine, dove c'è la residenza dell'inamovibile presidente del parlamento, Nabih Berri.









