MIRANO - Era tutto pronto, lo spazio era stato trovato, le autorizzazioni firmate e controfirmate, neppure la copertura economica era un problema visto che, nel suo lascito testamentario, Giorgio Tonolo aveva previsto tutto. Eppure, a distanza di 14 anni, le ultime volontà del fondatore di Depuracque non hanno ancora trovato soddisfazione - almeno non per quanto riguarda il sogno di restituire alla sua comunità, la città di Mirano, quella vasta collezione di reperti archeologici che porta (anche) il suo nome.
E ormai, anche dopo la sentenza di Cassazione che rimette ordine sulla vicenda, è difficile che quella visione prenda di nuovo forma: la serie "Tonolo - Dametto" un domani potrebbe diventare mostra permanente, certo, ma non in tempi brevi e, comunque, non più nelle sale di villa XXV Aprile.
«Nel 2020 abbiamo firmato in Comune una delibera che approvava la proposta di comodato d'uso per i beni, la Soprintendenza di Venezia e quella di Padova non hanno mai avuto niente da ridire. Invece, all'improvviso, si sono messi in mezzo gli uffici di Roma - ricorda il sindaco di Mirano, Tiziano Baggio - Noi, come Comune, non abbiamo mai fatto alcuna pressione per ottenere i reperti: al contrario, era desiderio di Tonolo, portato avanti poi dalla figlia, che quegli oltre 280 pezzi risalenti alla Magna Grecia, al periodo etrusco e all'epoca romana diventassero un'esposizione permanente in città. Aveva destinato anche una somma per l'allestimento della mostra e noi avevamo trovato lo spazio che ci pareva adeguato. Eravamo a buon punto, tanto che avevamo già preso contatto con le scuole per cominciare a organizzare le visite. Nessun problema nelle sale, insomma».






