Due anni fa, di questi tempi, il web ha fornito finalmente una risposta a tutti coloro che non riuscivano a spiegarsi quella strana malattia agli occhi che insorge dopo aver passato troppo tempo davanti agli schermi.
Si inizia a sentire prurito intorno ai bulbi, le palpebre possono assumere una leggera sfumatura rosa e se si fanno ricerche in rete digitando questi sintomi si incontrano articoli scientifici che spiegano come potrebbe trattarsi di “bixonimania”, ovvero “una rara iperpigmentazione legata all’esposizione alla luce blu”.
Colpisce circa “1 persona su 90mila” e attualmente “si sa ancora pochissimo” su questa patologia “diventata un argomento di crescente interesse nella comunità dermatologica” scrivono autori come Lazljiv Izgubljenovic, Nao Tippet, Betsy Thurberg, Andi Deep o altri “esperti in materia”.
Se però anziché strofinarci gli occhi dopo aver cercato una cura in rete li aprissimo, allora scopriremmo tutt’altro: la bixonimania non esiste, è una malattia completamente inventata.
Così come non esistono gli autori di quello che è un falso paper scientifico e nemmeno i convegni sulla malattia: le foto dei meeting sono state generate dall'intelligenza artificiale.






