(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Con l’avanzata dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro, «sono ora le mansioni cognitive, complesse e qualificate ad apparire sempre più a rischio, con la possibilità di uno stravolgimento della struttura dell’occupazione». E' quanto viene rilevato dallo studio congiunto di Coface, tra i leader mondiali nell’assicurazione del credito e nella gestione del rischio commerciale, e dell'Observatoire des Metiers Menaces et Emergents (Oem), che ha analizzato 923 professioni scomponendole in mansioni elementari per misurarne l'esposizione all'automazione guidata dall'AI. «I risultati ribaltano la narrazione consolidata: a essere più a rischio non sono le attività manuali e ripetitive (svolte dalle tute blu), bensì quelle cognitive e qualificate (ingegneria, It, finanza, diritto, amministrazione e professioni creative) dove oltre un quarto del contenuto lavorativo potrebbe essere automatizzato», mette in evidenza lo studio, da cui emerge quindi una rottura significativa rispetto alle precedenti ondate di automazione: l’AI infatti non rappresenta una continuazione di tecnologie come la robotica o il software, ma sposta il focus verso le mansioni complesse e non ripetitive. Il suo impatto è profondamente diversificato: si avverte anzitutto a livello di mansione, producendo poi effetti variabili sulle professioni, sui gruppi professionali e, al di là di questi, sui settori in cui si concentrano.
Lavoro: Coface-Oem, con l'AI più esposti i colletti bianchi che le tute blu
Una professione su otto supera la soglia del 30% di mansioni automatizzabili. Le più a rischio sono: ingegneria, It, finanza, diritto, amministrazione e professioni creative. L'Italia è meno esposta di altri paesi grazie alla struttura manifatturiera e commerciale






