ROMA - «Non posso dirvelo». Guido Crosetto è scuro in volto mentre sale le scale di Montecitorio. Non può riferire, spiega ai cronisti che lo inseguono in Transatlantico, quali precauzioni di sicurezza sta prendendo il governo in vista dello scenario peggiore. Quello paventato da Donald Trump: la «cancellazione» della «civiltà» iraniana, una guerra senza più freni né confini che rischia di estendersi oltre il Medio Oriente. Scenario che fino all'ultimo il governo prova a scacciare sperando che alle boutades del presidente americano non seguano i fatti. Ma sono speranze appese a un filo.
Giorgia Meloni in serata fa vergare una nota che segna una nuova, per certi versi inedita presa di distanze dall'alleato. «Fondamentale distinguere nettamente tra le responsabilità di un regime e il destino di milioni di cittadini comuni» mette a verbale la premier. «La popolazione civile iraniana non può e non deve pagare il prezzo delle colpe dei propri governanti».
Poi si allinea ai leader Ue chiedendo di «preservare l'integrità delle infrastrutture civili, oltre che l'incolumità della popolazione iraniana», auspica «una soluzione negoziale della crisi». Parole lontane, anzi lontanissime dagli ultimatum del Tycoon che promette missili contro le centrali elettriche e adombra attacchi anche contro obiettivi civili. Meloni si tiene in equilibrio, ciononostante. Ribadisce la ferma e risoluta condanna nei confronti delle condotte destabilizzanti del regime di Teheran: dagli attacchi missilistici che minacciano la sicurezza delle nazioni del Golfo, alle reiterate intimidazioni volte a compromettere la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz arteria vitale per l'economia globale fino alla sistematica e brutale repressione interna del proprio popolo.







