Come una famiglia che segue gli operai nel salotto di casa, così i fiorentini puntano il dito sul nuovo intonaco bianco che copre le pietre e sui lampioni mancanti, usati come cestini dei rifiuti. Non c’è pace sulle spallette dei lungarni, Acciaiuoli, Diaz e delle Grazie. Ma la Regione, che sostiene e segue i lavori, assicura «la qualità degli interventi» e «piena coerenza con il contesto storico e paesaggistico dei lungarni», secondo una soluzione «condivisa con la Soprintendenza». In particolare, la finitura in pietra, «rappresenta un inserimento successivo, realizzato dopo l’alluvione del ‘66». «Se poi ci sono aspetti che possono essere approfonditi o considerati meglio — avvisa il presidente, Eugenio Giani — sono sempre aperto».

Il dibattito politico

Il dibattito agita però le aule di palazzo. «Che bisogno c’era di coprire le pietre a vista?». Incalza Marco Stella, capogruppo regionale di Forza Italia, che parla di «muro bianco, dopo il cubo nero». E chiede che le pietre «vengano ripristinate», e che «i responsabili paghino per questo errore». Dello stesso avviso i consiglieri comunali Fdi d’Italia Gandolfo, Sirello e Chelli che fanno appello alla Soprintendenza. A mormorare sono anche i commercianti, ma per i lampioni. «Dove sono finiti?». Domandano gli esercenti storici, tra Ponte Vecchio e Santa Trinita. «Sono diventati cestini per mozziconi». I lavori sono partiti a ottobre 2024. «Per mettere in sicurezza il centro storico — spiega Giani — ma nel sistema ci sono anche tre casse di espansione: Pizziconi, Restone e Prulli per circa 15 milioni di metri cubi». Un meccanismo di sicurezza nel suo insieme. «Lo abbiamo visto a Pisa nel 2025 — ricorda — scolmatore e casse di espansione aperti, ma anche un metro di paratie può essere determinante».