Èun obiettivo ambizioso, ma raggiungibile secondo l’Istituto Superiore di Sanità che, in collaborazione con il ministero della Salute, sta puntando all’eliminazione dell’epatite C entro il 2030. E nella lotta a questa patologia, l’Italia ha già un ruolo di leader europeo. Il perché lo spiega il professor Emanuele Nicastro, epatologo pediatrico e vicepresidente Sigenp (Società italiana di Gastroenterologia Epatologia e nutrizione pediatrica).
“In Italia dove la prevalenza di persone colpite da epatite C è inferiore rispetto ad altri Paesi, è stata fatta una cosa molto intelligente - ricorda Nicastro –. Parlo della strategia di micro-eliminazione attraverso lo screening intraospedaliero, che prevede l’integrazione del test Hcv negli esami del sangue già programmati nei percorsi clinici. Un modo semplice, sostenibile ed efficace, capace di intercettare infezioni non diagnosticate e garantire un rapido accesso alle cure, riducendo il rischio di complicanze gravi come cirrosi e tumore del fegato”.
Cos’è l’epatite C
L’epatite C è una malattia infiammatoria del fegato causata dal virus dell'epatite C (Hcv) che in tutto il mondo rappresenta una delle principali cause di trapianto e dello sviluppo di malattie croniche del fegato come, ad esempio, l'epatite cronica, la cirrosi epatica e il cancro del fegato o epatocarcinoma. L'infezione acuta da Hcv (quella che si scatena dopo il primo incontro con il virus) è spesso di lieve entità e non causa disturbi (sintomi), ma tende a persistere nell'organismo, diventando cronica nel 50-80% delle persone infettate.






