È in Egitto, dove opera già il giacimento gigante Zohr, l'ultima maxi-scoperta di gas dell'Eni. Una specie di tesoro considerando i tempi di guerra e di caccia al gas in tutto il mondo. Le stime preliminari parlano di un potenziale di circa 2 trilioni di piedi cubi, equivalenti a 56 miliardi di metri cubi. Una dote che si avvicina ai 63 miliardi di metri cubi consumati ogni anno dall'Italia, per avere un'idea della portata della scoperta. Non solista. Al nuovo gas si aggiungono 130 milioni di barili di condensati associati, stando ai risultati delle perforazioni del pozzo esplorativo Denise W 1, nella concessione offshore Temsah, che si trova nel Mediterraneo orientale.
Nel dettaglio, la scoperta si trova a 70 chilometri dalla costa, a una profondità d'acqua di 95 metri e a meno di 10 chilometri dalle infrastrutture esistenti. Un insieme di elementi che consentono sinergie per uno sviluppo accelerato dell'impianto. Ma attenzione, il nuovo gas egiziano non è destinato all'esportazione. A mettere in chiaro l'utilizzo delle risorse è stato lo stesso gruppo guidato da Claudio Descalzi.
«La scoperta», spiega, «evidenzia l'impegno di Eni nel supportare gli obiettivi nazionali dell'Egitto di incrementare le riserve e aumentare la produzione di gas, contribuendo così al rafforzamento della sicurezza energetica del Paese». E ancora: «Questa nuova scoperta conferma la strategia vincente di Eni nel rivitalizzare in modo significativo gli asset produttivi attraverso l'esplorazione near-field e le infrastrutture guidate». Dunque con la rapida messa in produzione delle scoperte e beneficiando delle sinergie con le strutture produttive esistenti.







