"La popolazione civile iraniana non può e non deve pagare il prezzo delle colpe dei propri governanti".
Nelle ore in cui il mondo tiene il fiato sospeso per le evoluzioni del conflitto in Iran, da Palazzo Chigi filtra la preoccupazione per il "rischio di un'ulteriore escalation militare che potrebbe coinvolgere l'intero territorio iraniano, senza distinzione tra obiettivi strategici, militari e civili".
La nota, ribadendo la "condanna" delle "condotte destabilizzanti" del regime di Teheran, non cita mai gli Stati Uniti, ma l'ammonimento è chiaramente legato alle minacce di Donald Trump, nell'attesa di capire se seguiranno azioni dirompenti che possono aggravare lo scenario o se - l'ipotesi che rimbalza fra le cancellerie - siano il prologo per un accordo con l'Iran. E la distanza da Washington è marcata anche dalla "condivisione" della linea Ue sulla necessità di preservare le infrastrutture civili e la popolazione, nell'auspicio "che si possa presto giungere a una soluzione negoziale della crisi".
Anche per scongiurare gli scenari peggiori sul fronte energetico. C'è attenzione ma nessuna emergenza, è la linea che filtra da Palazzo Chigi di fronte al rincorrersi di allarmismi. Ne parlerà certamente Giorgia Meloni giovedì nell'informativa in Parlamento sulla "azione" del suo governo. E parlerà del suo viaggio nel Golfo prima di Pasqua, da cui - spiegano i suoi - è tornata con la convinzione di aver dimostrato ad Emirati, Arabia e Qatar che l'Italia c'è ed è pronta a fare la sua parte.








