«Uno che gira con delle svastiche non è degno di cantare da nessuna parte, non solo a Reggio Emilia o a Londra». Adelmo Cervi, figlio di Aldo, uno dei sette fratelli fucilati dai nazifascisti nel 1943 a Reggio Emilia, attacca Kanye West, sperando in uno stop al concerto italiano del rapper sulla scia della decisione del Regno Unito di revocargli il visto d’ingresso per le passate dichiarazioni antisemite, bloccando di fatto il live previsto a luglio a Londra.
Pochi giorni dopo, il 18 luglio, Kanye West è atteso alla Rcf Arena di Reggio Emilia per un unico concerto evento in Italia. E riesplode la polemica già vissuta a Reggio un paio di anni fa quando il controverso rapper avrebbe dovuto presenziare in città per un listening party poi tenutosi a Bologna e Milano.
Nel mirino gli interventi di stampo antisemita e apprezzamenti a Hitler. Stavolta interviene direttamente Cervi per dire di no al live. «Se come nel Regno Unito anche in Italia si potesse non fare il concerto, sarebbe meglio – dice –. Ma se ci sono delle penali, meglio lasciar perdere, non vale la pena spendere soldi per uno del genere».
Kanye West è il nome di punta della prima edizione di Hellwatt Festival, col suo live del 18 luglio già tutto esaurito. In Uk il rapper ha proposto un incontro riparatorio con la comunità ebraica prima del concerto londinese, sperando in un ripensamento del Governo britannico. A Reggio, Cervi ribadisce che «West non è un mio amico di sicuro, non lo conosco e non voglio conoscerlo, credo che anche agli organizzatori e alle cooperative che gestiscono l’Rcf Arena non piacciano le posizioni di questo artista, ma evidentemente non ci hanno pensato prima. Sarebbe il momento di arginare l’avanzata degli estremisti di destra, c’è chi ancora si aduna nelle piazze facendo il saluto romano mentre a noi dicono di non cantare “Bella Ciao” perché è divisivo».












