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Ultimo aggiornamento: 17:24
di Sara Gandini e Paolo Bartolini
La vittoria del No al referendum, oltre a un sospiro di sollievo, porta con sé una riflessione specifica sui giovani: a loro infatti (alla fascia di votanti tra i 18 e i 35 anni) dobbiamo buona parte di questa rivincita popolare contro le pretese – governative ma non solo – di rafforzare oltremisura l’esecutivo a spese della separazione e dell’autonomia dei poteri. Forse ragazzi e ragazze sono meno interessati alla politica partitica, ma la loro partecipazione è evidente in questioni etiche di fondo: il genocidio del popolo palestinese, la distruzione degli ecosistemi, la minaccia alla Costituzione da parte di una casta politica quasi del tutto omogenea (e spesso infedele allo spirito e alla lettera della Carta), la vergogna dei doppi standard europei rispetto ai conflitti aperti in giro per il mondo…
In un contesto neoliberista di crisi della rappresentanza e sfiducia nelle istituzioni, la mobilitazione giovanile a sostegno del “No” è stata probabilmente una reazione a questioni percepite come eticamente fondamentali: difesa della Costituzione, equilibrio dei poteri e giustizia globale. C’è anche rabbia rispetto a governanti che pensano solo a promuovere o sostenere guerre e conflitti internazionali, uno dopo l’altro, e perdono di vista i cittadini e in particolare i giovani.






