Giuseppe Cipriani nel 1923 era impiegato in un albergo di Venezia in qualità di tuttofare. “Ragazzo del ’900”, nato a Verona, nel 1917 partì per la guerra e ritornò nel 1919. Molto considerato professionalmente nonostante la sua giovane età, nel 1926 strinse amicizia con Harry Pickering, giovane americano di Boston e nipote di una facoltosa signora statunitense che, per ragioni ignote ma sulla quale intervennero pettegolezzi a non finire, all’inizio dell’anno successivo sparì improvvisamente lasciandolo senza soldi.

Certo della correttezza del ragazzo, Giuseppe gli prestò 10mila lire convinto che li avrebbe riavuti con gli interessi. E così avvenne: nel febbraio del 1931 Harry tornò a Venezia e consegnò a Giuseppe 40mila lire e questo concreto capitale gli permise di rilevare un locale nei pressi di Piazza San Marco che, in onore dell’amico ritrovato, chiamò Harry’s Bar e che divenne punto di riferimento del jet setinternazionale. Così “Joseph”, lavorando sodo, aprì in successione una locanda a Torcello, rilevò un albergo alla Giudecca ed inaugurò a New York un secondo Harry’s Bar frequentato, tra gli altri, da Ernest Hemingway, Sinclair Lewis, Orson Welles, Groucho Marx e Joe Di Maggio. Nel 1948 Cipriani si inventò un cocktail che chiamò “Bellini” e composto a base di prosecco e polpa frullata fresca di pesca bianca. Il conseguente colore rosato gli ricordò un dipinto del pittore Giovanni Bellini (1430/1516) che aveva visto qualche tempo prima presso la Pinacoteca dell’Accademia.