"Giovanni Amendola moriva cento anni or sono in Francia per le conseguenze di un agguato di sicari fascisti.
La Repubblica lo ricorda come uno dei più prestigiosi esponenti che seppe opporsi - pagando di persona - all'involuzione autoritaria delle istituzioni, con la sua idea esigente di liberalismo fondata sulla difesa del Parlamento e sulla divisione dei poteri, avversando ogni forma di violenza politica, nemica del libero esprimersi della volontà e della sovranità popolare".
Lo afferma iI Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del centenario della morte di Giovanni Amendola.
"Intellettuale fine e appassionato, giornalista prestigioso, deputato e ministro autorevole - dice ancora Il Presidente della Repubblica - , Amendola fu espressione, tra le più alte, di quell'antifascismo liberale che tentò, senza successo, di risparmiare al Paese la torsione del totalitarismo.
Amendola fu promotore dell'Aventino: dopo il delitto Matteotti si batté con tutte le proprie energie per sollevare l'opinione pubblica contro il governo Mussolini, responsabile dell'omicidio, ma le aggressioni delle 'squadracce nere' riservarono a lui la medesima sorte di Matteotti".






