Il Corriere del Ticino dà la notizia, sicuramente insolita ma figlia dei tempi e dell’azione del governo italiano: gli svizzeri stanno facendo la coda per rifornirsi di carburante in Italia, e l’approdo più vicino e conveniente è Como. «Auspichiamo l’aiuto di Berna», dice al quotidiano Boris Martinoni, portavoce dell’Associazione ticinese delle stazioni di servizio. «Abbiamo accise più alte di quelle dell’Italia, e così il prezzo del carburante, oltreconfine, è molto più basso che da noi». Si va dai 20 ai 25 centesimi in meno al litro. Dunque le abitudini, almeno per il momento, sono cambiate: prima i lavoratori frontalieri italiani facevano benzina in Svizzera, e oggi gli svizzeri la fanno da noi.

«In Ticino», scrive il giornale elvetico, «dove per anni il cosiddetto “turismo della benzina” attirava gli automobilisti, la situazione si è capovolta». Di nuovo il rappresentante dei benzinai, che è pessimista: «In Svizzera lo Stato tende a intervenire meno che in Italia, eppure, l’Italia non è l’unica nazione europea ad aver abbassato i prezzi. Un motivo ci sarà». I prezzi alla pompa, in Ticino, sembrano aver raggiunto un punto di stallo: «Dipende molto da quello che succede in Borsa. Ad esempio, dopo la conferenza di Donald Trump del primo aprile i mercati sono tornati a respirare e di conseguenza anche il prezzo del petrolio è diminuito. Pure questo è un aspetto che influenza il costo del barile», spiega Martinoni.