Il tax credit per cinema e audiovisivo cambia pelle e perimetro. Lo schema di decreto interministeriale Mic-Mef, visionato dal Sole 24 Ore, che riscrive il Dm 225/2024, già ritoccato nel 2025, segna il passaggio da un sistema sostanzialmente “aperto” a un modello a budget chiuso.

Una svolta resa necessaria dalla legge di Bilancio 2026, che ha ridotto la dotazione del Fondo Cinema e audiovisivo (da 700 a 610 milioni per il 2026 e a 500 milioni dal 2027) e, soprattutto, ha introdotto per la prima volta un tetto massimo ai crediti d’imposta per la produzione, finora riconoscibili anche oltre i limiti di spesa con il cosiddetto “splafonamento” ora messo al bando e indicato come responsabile di uno squilibrio che ha partorito due scelte: la riduzione delle aliquote e la compressione dei massimali.

«Siamo arrivati a questo decreto – commenta al Sole 24 Ore il sottosegretario al Mic, Lucia Borgonzoni – a valle di una lunga azione di concertazione con le associazioni, che abbiamo incontrato più volte. Il nodo risorse ci ha imposto alcune scelte. Sono convinta che si recupereranno altri finanziamenti. Ora l’importante era fare presto. Il decreto è necessario per evitare uno stop ora che si è chiusa l’ultima finestra per la distribuzione del tax credit».