PORDENONE - La comunità di San Quirino e il mondo del divertimento notturno piangono la scomparsa di Vanilla Moro, mancata a 55 anni proprio alla vigilia di Pasqua. La notizia, diffusa via social dal marito Tiziano nel giorno di festa, ha generato un’ondata di partecipazione e messaggi d’affetto da parte di tantissime persone che l’avevano conosciuta e apprezzata.

«Era mia dipendente ai tempi del Papillon di Roveredo in Piano e siamo stati dipendenti insieme ai tempi del Royal di Pordenone, erano gli anni dal 1995-2005 – ricorda il titolare dell’epoca Luca Calenda, che oggi gestisce un ristorante a Pieve di Soligo, ancora sotto choc per la brutta notizia – era bellissima, solare, stava con tutti. Precisa sul lavoro, su un podio virtuale meriterebbe la medaglia d’oro, adorava i suoi barboncini bianchi. Una ragazza speciale». Negli anni d’oro della movida pordenonese, Andrea Buzzai era il direttore artistico del Papillon e anche lui ricorda Vanilla. «Era una gran lavoratrice – afferma – se avevi lei dietro al bancone potevi essere sicuro che tutto funzionasse».

Nonostante il suo spirito radioso, Vanilla aveva affrontato percorsi tortuosi. Aveva vissuto il dolore di una maternità mai arrivata e la perdita prematura della mamma e del fratello, entrambi vinti dalla malattia. Nonostante queste prove, chi le stava accanto la ricorda come una donna dalla tempra d’acciaio. Il suo percorso professionale era iniziato alla fine degli anni Ottanta: lavorava a Lignano, per poi diventare un volto noto dei locali più famosi tra il Friuli e il Veneto. Aveva animato le estati allo Shany di Bibione e i mesi invernali in club come il Viktoria di Vittorio Veneto e, come detto, il Royal City, Royal Beach, Papillon e Papi on the beach. Vanilla era celebre per la sua capacità di attrarre le persone grazie a un mix raro di bellezza esteriore e profonda sensibilità. Dopo l’ultima esperienza lavorativa nel settore dei locali, conclusasi nel 2001 al Papillon di Roveredo in Piano, aveva cambiato vita, diventando impiegata amministrativa. Ha portato avanti il suo impegno lavorativo con dedizione fino allo scorso novembre, lottando con estrema riservatezza contro il male che l’aveva colpita circa trenta mesi fa. Per tutti era “zia Vanilla”, un nomignolo affettuoso, di chi sai che ti puoi sempre fidare, era dolcissima, estremamente aperta verso tutti, pronta al dialogo, una grande lavoratrice, di quelle bariste che sanno ascoltare.