Si diceva che Milano fosse dura. Per Aimo Moroni, no: «È la città che mi ha adottato». Aveva dodici anni, un triciclo dello zio come strumento di lavoro: d’inverno caldarroste fuori dai cinema, d’estate gelati. Un vigile lo fermò mentre vendeva: «Sei troppo piccolo, la multa è inevitabile». Passavano Wanda Osiris e Carlo Dapporto: pagarono un bussolotto di caldarroste al prezzo della contravvenzione. «Così siamo a posto, maresciallo». Da quel giorno – racconta la figlia Stefania – Milano diventò casa.