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6 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 13:53

I sondaggi non sono oracoli. Negli Stati Uniti lo si ripete come un mantra, soprattutto dopo una stagione — da Hillary Clinton a Trump stesso — in cui le rilevazioni hanno più volte sottovalutato o frainteso l’elettorato reale. Eppure, quando una pluralità di indagini, con metodologie diverse, converge nella stessa direzione, diventa difficile liquidarle come rumore statistico. Oggi quei segnali puntano tutti verso un dato politico preciso: la popolarità di Donald Trump è in calo, e lo è in modo qualitativamente nuovo. Spulciano nei media americani si trovano diversi articoli che analizzano i “sentimenti” di chi lo ha votato. Il 16 % non rifarebbe – stando ai dati YouGov dell’Università del Massachusetts Amherst – e una media calcolata da Nate Silver (come riporta il Corriere della Sera ha mostrato recentemente un calo dell’inquilino della Casa Bianca sceso nei consensi molto al di sotto del 40%, con un indice di gradimento netto intorno a -17. Peggio di quanto fece Joe Biden dopo il confronto tra i candidati nel giugno del 2024.

Il punto più delicato emerso nelle ultime settimane non è semplicemente la discesa nei livelli di approvazione – pur significativa – ma l’erosione della fiducia tra i suoi stessi elettori. Secondo le rilevazioni analizzate da CNN e YouGov, si sta materializzando una figura che finora era rimasta teorica: l’elettore trumpiano pentito o quantomeno esitante. Nell’aprile 2025 circa il 74% di chi lo aveva votato si dichiarava pienamente convinto della propria scelta. Oggi quella quota è scesa attorno al 62%. Il dato, preso isolatamente, non appare devastante. Ma il suo significato politico cambia se si osserva ciò che cresce in parallelo: aumentano sensibilmente gli elettori che parlano di “preoccupazioni”, “sentimenti contrastanti” o addirittura rimpianto. In termini concreti, fino al 16% degli elettori di Trump oggi ammette che, potendo tornare indietro, voterebbe diversamente. È una crepa, non ancora una frattura. Ma nella politica americana contemporanea — iperpolarizzata e giocata su margini spesso minimi — anche pochi punti percentuali possono risultare decisivi.