Pasqua alla Casa Bianca. Nessun esame di coscienza. È invece tempo di proselitismo. E di giustificazioni. Dio? Serve – ha detto Donald Trump – per “essere una grande Nazione“. Gli auguri di Pasqua vengono fatti a margine dell’ultimatum all’Iran, prima di minacciare di essere pronti a scatenare “l’inferno“. In fondo – ha aggiunto Trump – “il male e la malvagità non prevarranno”. Lo rassicurano i presunti segni dei tempi: “banchi pieni“, nelle chiese Usa, dove “la religione cresce per la prima volta dopo decenni”. Anche la Croce viene riletta alla luce del nuovo Messianismo: nessuno, nemmeno la morte, può zittire coloro che “ripongono la loro fiducia nel Dio onnipotente”. E chi può dirlo se non lui, Trump, che secondo Paula White-Cain (consigliera spirituale della Casa Bianca) è stato “tradito, arrestato e accusato ingiustamente”. Proprio come “il Signore”. “Nessuno ha pagato un prezzo come quello che ha pagato lei, presidente”, dice White-Cain, sostenitrice di una dottrina che intreccia Vangelo e prosperità economica, a Trump. E gli profetizza “successo” in “tutto ciò che intraprenderà”.
Anche nella guerra in Iran, per intenderci. Ne è sicuro anche il pastore Franklin Graham, che cita a sproposito le Scritture (Libro di Ester, Antico testamento). “Gli iraniani vogliono uccidere tutti gli ebrei e distruggere loro con il fuoco dell’Atomica“, assicura Graham nella sua preghiera, “ma tu (Dio, ndr) hai innalzato il presidente Trump“: “ti preghiamo di dare a lui la vittoria”. Nessun passo indietro. Neppure là dove i morti, tra Iran e Libano, sfiorano i 10mila (secondo le stime più prudenti), e gli sfollati sono più di 700mila. L’antropomorfismo trumpiano, che proietta l’immagine del tycoon sul Messia, va oltre ogni logica e ragionamento. Se il Papa dice che “Dio non ascolta le preghiere di chi fa la guerra”, Graham tira in ballo il re Davide che “pregò perché Dio addestrasse le sue mani contro i suoi nemici”.










