Dio si nasconde nei dettagli, diceva Goethe. Il quale, con queste parole, sottintendeva che qualcosa che a tutta prima sembrerebbe secondario serve a far comprendere l’accaduto molto più di diecimila analisi convenzionali. Giustamente in queste ore si sprecano le riflessioni su ciò che è mancato tecnicamente alla Nazionale italiana di calcio e che l’ha fatta soccombere con la Bosnia togliendole l’ultima possibilità di partecipare ai Mondiali. Essendo poi la terza volta consecutiva che ciò accade a quella che ancora oggi resta una delle nazioni che ha vinto più mondiali, le analisi si sono slargate fino a toccare aspetti relativi ai vivai, alle politiche adottate, alla presenza di troppi stranieri nelle fila dei più importanti club nazionali. Tutto molto interessante, ma la verità forse più convincente si trova proprio in un dettaglio, in un episodio accaduto poco prima della sfida di martedì scorso al Bilino Polje di Zenica. Da quanto si è appreso ieri, un gruppo di calciatori azzurri è andato dallo staff tecnico della nazionale a chiedere, a nome di tutti, un premio partita per complessivi 300mila euro in caso di qualificazione. A far notare l’inopportunità della richiesta, soprattutto in quanto fatta in quel momento, con l’Italia intera trepidante per il buon esito della partita, sembra sia stato proprio Rino Gattuso, il commissario tecnico, che ha cercato d far capire ai giocatori quanto grande fosse la responsabilità che portavano in groppa e come ogni altro aspetto andasse considerato eventualmente solo a qualificazione ottenuta. L’episodio racconta bene sia lo spirito con cui i giocatori selezionati sono scesi in campo, non solo in questa partita ma anche nelle precedenti e non esaltanti occasioni, sia la dubbia caratura morale dei loro comportamenti. Viziati da club che li strapagano, questi calciatori ormai ragionano in termini meramente economici, non tenendo in alcun conto di valori immateriali come il dovere, la responsabilità, il rispetto, non solo dei propri fan e tifosi ma, nel caso della nazionale, di un intero Paese. In loro manca assolutamente quell’amore per la Patria che è il sentimento su cui solamente i popoli e le nazioni possono costruire qualcosa di solido e duraturo, che completa ogni individuo dandogli il senso « dell’appartenenza a una comunità di destino senza la quale egli sarebbe solo un atomo insignificante sparso in un mondo infinito. È un atteggiamento masochistico perché l’individualismo trasformatosi in egotismo finisce a lungo andare per riverberarsi sull’individuo stesso, sulla sua intrinseca necessità di essere riconosciuto e apprezzato dagli altri nella propria identità.