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Luigi Salomone 05 aprile 2026
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Solo un pari contro il Parma, niente poker: la Lazio rimedia un punto in rimonta ma gioca un’altra partita seria soprattutto nella ripresa. Apre Delprato, 1-1 di Noslin, sempre lui, come all’andata quando, però, una sua rete valse la vittoria in nove contro undici. Benino sul campo, la solita tristezza sugli spalti con poche presenze per lo sciopero contro la gestione del presidente Lotito. Difficile capire come si potrà uscire da questa situazione di stallo, le previsioni sono nefaste, i tifosi non si presentano più allo stadio, probabile anche il boicottaggio degli abbonamenti per spingere il padrone del club a lasciare la Lazio. Lo strappo appare definitivo, non ci sono margini per una possibile mediazione e quindi anche stavolta l’Olimpico è deserto. Oltre ai 4000 paganti, c’è qualche migliaia dei 30.000 abbonati che ha preferito essere presente: alla fine gli ingressi sono 11.244 a confermare che lo sciopero ormai riguarda la quasi totalità della gente laziale.
Ma torniamo alla partita: anche stavolta Sarri si presenta in totale emergenza, manca quasi una squadra: il portiere Provedel, i difensori Gigot, Patric, Gila e Pellegrini, i centrocampisti Rovella e il capitano Zaccagni. L’allenatore biancoceleste non rischia nessuno perché la semifinale di ritorno a Bergamo del 22 aprile è la priorità di questo finale di stagione con li biancocelesti ormai relegati a metà classifica in una posizione anonima. Fiducia a Motta in porta, si rivede Cataldi in regia, giocano i due danesi reduci dall’eliminazione della propria nazionale dai mondiali, Maldini agisce sempre da attaccante centrale. Il giovane tecnico spagnolo Cuesta, dopo una partenza alla ricerca del bel gioco, si è ben presto Italianizzato con una strategia di gioco molto difensiva, la migliore per conquistare la salvezza nel nostro campionato. Quindi, poco fraseggio a metà campo e tanta minestra col bomber Pellegrino pronto a colpire in contropiede.










