L'avvertimento di Donald Trump è arrivato come sempre attraverso i social. «Il tempo sta per scadere: mancano 48 ore prima che si scateni l'inferno», ha scritto ieri sul social Truth rivolgendosi agli iraniani. Ma sembra difficile che il regime si pieghi all'ultimatum della Casa Bianca. E l'Iran ha avvertito oggi Stati Uniti e Israele che «l'intera regione diventerà un inferno per loro» se l'escalation continuerà. «Non dimenticate che se l'aggressione si estenderà, l'intera regione si trasformerà in un inferno per voi», ha dichiarato un portavoce iraniano. «L'illusione di sconfiggere la Repubblica islamica si è trasformata in una palude in cui affonderete», ha precisato.

I raid sulla Repubblica islamica, del resto, non si sono mai fermati. Mentre continua la caccia al pilota scomparso, gli aerei israeliani e statunitensi hanno colpito ovunque, prendendo di mira anche un sito petrolchimico, un cementificio e l'impianto nucleare di Bushehr, da dove Mosca ha evacuato 198 dipendenti russi. «Qualsiasi radiazione non solo distruggerebbe Teheran, ma anche le capitali dei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico», ha tuonato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi.

Ma sullo Stretto di Hormuz e sulla sua riapertura richiesta da Trump, Teheran non sembra affatto intenzionata a fare marcia indietro. Tanto che il presidente del parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha anche lanciato minacce sulla navigazione a Bab el-Mandeb e nel Mar Rosso.