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Eterno fratello minore in campo, poi allenatore top: Simone Inzaghi festeggia mezzo secolo di vita
Ci sono esistenze calcistiche che sembrano scritte per essere coniugate perennemente al condizionale, o peggio, sormontate dall'ombra lunga e ingombrante di un paragone ineluttabile. Per quasi quarant'anni, la vita pubblica di Simone Inzaghi è stata un delicato esercizio di convivenza con un cognome che, pronunciato ad alta voce, evocava inevitabilmente il volto, la foga e le esultanze un po’ sguaiate di un altro. Di Filippo, il fratello maggiore.
Oggi (5 aprile), nel varcare la fatidica soglia del mezzo secolo di vita, il "Demone di Piacenza” può finalmente voltarsi indietro e contemplare un paesaggio dove le gerarchie familiari e cosmiche sono state definitivamente, e silenziosamente, sovvertite. Cinquant'anni sono l'età dei bilanci, l'attimo esatto in cui la giovinezza si congeda per lasciare spazio al retaggio. E il bilancio di Simone è un autentico capolavoro di pragmatismo, tattica e sottile rivincita.






