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Con l'ex tecnico sempre agli ottavi Champions. L'eliminazione contro il Bodo smaschera i limiti. E lo scudetto non cancellerà questo ko
I 10 punti di vantaggio in campionato restano, fanno bilancio e non si possono dimenticare parlando della stagione dell'Inter, ma resta anche la brutta figura che la squadra quasi campione d'Italia ha fatto contro i vice-campioni di Norvegia, scrivendo una delle pagine più nere nella sua gloriosa storia europea. Qualcosa di simile solo all'eliminazione con gli svedesi dell'Helsingborg, agosto 2000, allenatore Lippi, perché quella era Champions League come questa. Cioè immagine e soldi. Prima c'era stato il Lugano (1995), poi è venuto il Beer Sheva (2016), ma quelle erano coppe minori, meno male e meno danno.
Il buco a bilancio è grave (mancano 20 milioni, perché gli ottavi erano l'obiettivo minimo messo a budget), che diventa voragine rispetto alla scorsa stagione: 65 milioni in meno di soli premi (71 vs 136), più gli incassi (10 milioni per il quarto di finale col Bayern, quasi 15 per la semifinale col Barcellona), cifre che lo scorso giugno hanno consentito all'Inter di chiudere un esercizio finanziario in attivo dopo 15 anni. L'eredità di Inzaghi, che in 4 anni peraltro ha sempre portato l'Inter agli ottavi di Champions, traguardo fallito prima da Spalletti e Conte e ora da Chivu. Per Oaktree, molto più di uno scudetto. Vedremo in estate se e quali ripercussioni avrà.






