Se non fosse diventato un fenomeno generazionale nel tennis, Jannik Sinner sarebbe potuto diventare un campionissimo dello sci, oppure un talento nel calcio ai massimi livelli.

Lo ripetono da anni coloro che hanno conosciuto l'altoatesino fin da piccolissimo: un bambino-prodigio sulle nevi, merito anche dei natali in Val Pusteria, che ha dimostrato grandi capacità anche con un pallone tra i piedi. D'altronde, lo dimostra anche in giro per il circuito Atp quando si diletta, con gli amici Matteo Berrettini e Flavio Cobolli, tra gli altri, a palleggiare con palloni da calcio o palline da tennis tra un allenamento e l'altro. Qualcosa in più di una pratica anti-stress. Eppure, la verità è un'altra. E a rivelare quale sarebbe stata la sua vita senza la racchetta è proprio Sinner, in una video-intervista Jannik Sinner Unfiltered realizzata da Allianz e pubblicata poche ore fa dal canale Youtube del numero 2 al mondo.

Una intervista molto personale, che svaria dalle passioni alle paure, dalla musica preferita ai momenti che meno lo allietano, dalle fatiche in campo ai piaceri della vita privata, lontana dai riflettori. E un passaggio, in particolare, risulta tanto spiazzante quanto emozionante.