La notizia era stata riportata da Politico un paio di giorni fa: «La Francia sta offrendo consulenza al Bahrein su una bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che autorizzerebbe l’uso della forza per riaprire lo Stretto di Hormuz». Il punto è che l’articolo non chiariva la natura di questa consulenza.

Solo ieri, durante la discussione a New York, è emerso che i francesi, legati da tempo all’emirato da rapporti di cooperazione economica e militare, stavano tentando di riformulare il testo per escludere, e non avallare, un eventuale intervento armato.

Un’ipotesi invece sostenuta non soltanto dagli Stati Uniti ma anche dagli altri Paesi del Golfo, sulla base del Capitolo 7 della Carta delle Nazioni Unite. Manama ha comunque presentato la risoluzione, con l’obiettivo di autorizzare le forze navali multinazionali a utilizzare «tutti i mezzi necessari» per garantire la continuità del traffico marittimo. Tuttavia Russia, Cina e la stessa Francia, tutti membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, hanno espresso forti riserve sul linguaggio adottato.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha definito l’opzione militare «irrealistica», avvertendo che rischierebbe di aggravare le minacce poste dalla Guardia rivoluzionaria iraniana, dotata di rilevanti capacità missilistiche lungo la costa del Golfo. Ancora più significativo il messaggio politico: la riapertura di Hormuz può avvenire solo attraverso un confronto con Teheran, non in contrapposizione ad essa.