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Non solo giustizia: riqualificazione morale della vita pubblica. Dovremo abituarci, non ci abitueremo mai

Scrivere di giustizia ormai significa scrivere di potere. L'esito referendario ha ufficializzato un orientamento della magistratura che è rivendicato come funzione pubblica: "Punto di partenza", ha scritto l'Anm dopo l'elezione dell'imbarazzante neosegretario Giuseppe Tango (uomo di apparato che naturalmente nessuno conosceva) e dopo le conseguenti dimissioni da Magistratura indipendente, stessa corrente di Tango, del liberale e persona normale Giuseppe Galoppi. Ormai scriveremo di queste cose, anzi, magari neppure ne scriveremo: di correnti, di gente che fa e che disfa senza mandato. Il primo giro di Tango: "La relazione con la società civile ha arricchito la magistratura". Una relazione non elettiva, appunto: si accede per concorso. Siamo in pieni anni '70, quando fu messa nero su bianco "la portata politico-costituzionale della funzione di garanzia" e cominciava la lunga marcia dell'interpretazione di legge come leva per ogni cosa. Ora la marcia è finita: fanno testo, per restare a tempi recenti, i casi Genova/Toti e Milano/urbanistica: non reati secchi (anzi) ma la trasformazione di politica, sviluppo, governo del territorio e relazioni legali in un potenziale ambiente criminale. Non solo giustizia: riqualificazione morale della vita pubblica. Dovremo abituarci, non ci abitueremo mai.