Finora dal punto di vista delle perdite la campagna aerea dell’US Air Force in Iran era stata un percorso netto: nessun velivolo americano abbattuto dal nemico (anche se tre F-15 erano stati distrutti dal fuoco amico sul Kuwait). Ieri, all’improvviso, il conteggio si è fatto drammatico: nel giro di una sola giornata sono stati abbattuti un cacciabombardiere F-15E, una cannoniera volante A-10 e due elicotteri mandati a soccorrere i piloti del primo degli aerei colpiti (per la precisione, che la perdita dell’A-10 sia dovuta ad abbattimento è non certo: il fatto viene rivendicato dagli iraniani e per il momento non è smentito dagli americani).
Un'altra immagine di un F-15E dell'Us Air Force in azione sui cieli dell'Iran
(afp)
Il Pentagono, lo stesso presidente Trump e Israele sostengono a gran voce che le capacità militari dell’Iran sono quasi azzerate, sotto i colpi dell’offensiva aerea israelo-americana che dura da più di un mese; ma adesso come mai, all’improvviso, due aerei dell’Air Force (un F-15E “Strike Eagle” e un A-10 “Thunderbolt”) vengono distrutti dal nemico, oltre ai due elicotteri, cioè quattro velivoli diversi, e con missioni diverse, centrati dagli iraniani in circostanze del tutto differenti, ma tutti nello stesso giorno? È successo solo per caso? O invece questi episodi segnala una svolta nei combattimenti? Possono significare che le capacità militari iraniane, in questo mese di guerra, anziché ridursi si sono rafforzate? Magari sono arrivati a Teheran nuovi aiuti in armi e tecnologia dalla Russia e dalla Cina, potenze che si compiacciono di vedere l’America impegnare le sue risorse sul fronte mediorientale, anziché in Ucraina o a Taiwan?










