Sofia aveva due grandi passioni: le materie scientifiche e la pallacanestro. Per andare a canestro era arrivata fino a Roma da Maddoloni, la sua città in provincia di Caserta. A soli cinque anni, affascinata dal suo idolo Nando Gentile e dalla Juve Caserta, aveva deciso di fare la cestista. E così aveva iniziato col minibasket. Al suo fianco, come sempre nelle trasferte, c’era anche il suo papà.

L’evento al quale la squadra di Sofia doveva partecipare era a Ostia, il “Mare di Roma Trophy in Pink”. Sofia con la sua maglia numero 30, era «una ragazza seria e gioiosa». Passione, dedizione e impegno racchiuse nella sua giovane vita di quindicenne. La descrivono così le giocatrici delle altre squadre che hanno scritto di lei sui social dopo la notizia che ha stravolto e interrotto il torneo a ridosso della Pasqua.

La squadra della ragazzina stroncata da uno shock anafilattico dopo una cena a base di uova e fagiolini è la Unio Maddaloni, soprannominata “Le Monelle”, e partecipava agli incontri dedicati agli under 15. Con la sua maglia bianca e blu aveva da poco vinto il titolo regionale, qualificandosi per l’Interzona. Un piccolo successo che però era un grande risultato alla sua età. Perché «Sofia era una promessa della pallacanestro e ci credeva veramente», dice tra le lacrime un’amica di famiglia. Il basket era totalizzante per lei, che partecipava anche a progetti inclusivi come “Canestri Di-Versi”, dedicati a persone con disabilità.