Chi ha sottoscritto un abbonamento prima del 2024 ha diritto a rimborsi, come stabilito dal tribunale di Roma a seguito dell’azione promossa da Movimento Consumatori. L’azienda non ci sta: “Faremo ricorso”
Il logo di Netflix su uno degli edifici della società nel quartiere di Hollywood a Los Angeles, in California
Roma – Una sentenza destinata a far discutere: il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso del Movimento Consumatori contro Netflix Italia, stabilendo che sono nulle le clausole che permettevano di modificare prezzi e condizioni contrattuali senza un valido motivo tra il 2017 e gennaio 2024. Per questo, gli aumenti applicati negli anni 2017, 2019, 2021 e 2024 sono stati considerati illegittimi (tranne quelli relativi ai contratti più recenti).
Gli abbonati hanno quindi diritto a una riduzione del prezzo attuale, al rimborso di quanto pagato in più e, se previsto, anche al risarcimento del danno. Il tribunale ha inoltre ordinato a Netflix di rendere pubblica la sentenza e di informare tutti i clienti, compresi quelli che hanno già disdetto.
In base alle stime, gli aumenti indebiti arrivano fino a 8 euro al mese per il piano premium e 4 euro per lo standard. Questo significa che un cliente fedele dal 2017 può ottenere rimborsi fino a circa 500 euro (premium) o 250 euro (standard). La sentenza prevede anche l’adeguamento dei prezzi attuali.










