Artemide è salpata per raggiungere Selene in un giorno di luna piena. Selene è la personificazione greca dell’astro d’argento. $ una missione spaziale storica, perché l’ultima risale a 54 anni fa. Ma l’uomo ama la luna, in un modo o nell’altro vi fa sempre ritorno. E se tutti, oggi, scrivono di questioni strategiche, a noi piace rimarcare che nulla accade per caso e a volte i fatti hanno un peso che la geopolitica non conosce. Poco importa che Artemis II sia il nome della missione e quello della navicella spaziale Orion. Perché nel mito greco Artemide, la dea vergine della caccia e della natura selvaggia associata alla luna, soprattutto nella sua fase crescente, è destinata a trionfare su Orione. Il quale dà il nome a una magnifica costellazione.
Potremmo dire che l’uomo guarda il cielo pieno di meraviglia fin dal primo giorno che ha calpestato la terra e la luna, il disco lucente che rischiara le notti quand’è piena o le lascia cupe quando si fa nuova, è da sempre una destinazione agognata, immaginata, interpretata: una grandiosa protagonista della civiltà. Selene – la luna – è una dea luminosa che attraversa il cielo notturno su un carro d’argento. Una notte scorge un pastore mentre dorme sul monte Latmo, in Grecia, e si innamora «della sua bellezza straordinaria», spiega Apollodoro. Il suo nome è Endimione e da quel momento sarà immortale, affinché Selene possa scendere a fargli visita e amarlo per l’eternità.












