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3 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 9:00

Quello che all’apparenza era stato etichettato come un semplice disservizio ai sistemi amministrativi o una “manutenzione straordinaria”, nasconde in realtà uno dei più gravi incidenti di sicurezza informatica mai subiti dal patrimonio culturale italiano. Le Gallerie degli Uffizi, insieme a Palazzo Pitti e al Giardino di Boboli, sono sotto il ricatto di un gruppo di criminali informatici. A svelare i contorni allarmanti della vicenda è un’inchiesta del Corriere della Sera, che ha ricostruito come una vulnerabilità digitale si sia rapidamente trasformata in una minaccia fisica palpabile, costringendo la direzione del museo a prendere contromisure estreme e repentine.

Secondo le indiscrezioni raccolte dal quotidiano, l’attacco non è stato un blitz improvviso, ma un’operazione di spionaggio informatico durata mesi. Gli hacker avrebbero sfruttato una falla in un vecchio software per la gestione delle immagini a bassa risoluzione presente sul sito web istituzionale. Da quel punto di accesso, forse già a partire dall’agosto scorso, i pirati informatici si sono mossi lateralmente all’interno della rete del polo museale. L’esfiltrazione dei dati è avvenuta in modo lento e progressivo, per non far scattare gli allarmi. Solo tra la fine di gennaio e i primi di febbraio i criminali hanno bloccato i server, paralizzando gli uffici per oltre due settimane, e hanno inviato una formale richiesta di riscatto recapitata direttamente sullo smartphone del direttore delle Gallerie, Simone Verde.