MESTRE - L’assalto ai distributori Eni colpisce anche le forze dell’ordine che, trovando attorno a sé soltanto pompe di benzina “a secco”, rischiano di rimanere a piedi. Il problema nasce quando, alcuni giorni fa, il Gruppo Eni ha recepito il taglio delle accise stabilito dal Governo più rapidamente rispetto a tutte le altre “bandiere”, comprese quelle “bianche”. Questo ha fatto sì che le cifre alla pompa negli impianti Eni risultassero più basse rispetto alla media anche di 10 o 15 centesimi al litro; cosa che ha creato un vero e proprio “effetto valanga”. Tutti i consumatori si sono infatti riversati negli impianti Eni più vicini, che a stretto giro sono andati in “sofferenza”, terminando il carburante. Le cisterne che riforniscono i vari impianti vengono però inviate nelle stazioni di servizio in base alla “vendita stimata tradizionale” di queste ultime, dunque in relazione alla quantità di carburante che sono in grado di smaltire, di norma, in un certo arco temporale.
Eni, oltre ad aver sbaragliato la concorrenza abbattendo i costi alla pompa, quest’anno ha anche vinto il bando nazionale che lo rende il Gruppo di riferimento per il rifornimento dei mezzi delle forze dell’ordine. Ad agenti e militari infatti, per le auto di servizio, di anno in anno vengono consegnati dei buoni carburante spendibili unicamente negli impianti della società che si è aggiudicata il bando a scadenza annuale.






