Quando si tratta di firmare una ricetta, il genere del medico conta, eccome. E conta anche quello del paziente. Uno studio su BMC Primary Care, condotto dall'Agenzia Regionale di Sanità della Toscana nell’ambito della sua attività istituzionale, e dall'Università di Firenze, mostra che le dottoresse non solo prescrivono meno antibiotici dei colleghi maschi, ma prescrivono anche quelli più appropriati all’infezione che intendono curare, ricorrendo più spesso alle molecole di prima scelta raccomandate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. “Le differenze che abbiamo osservato – sottolinea Flavia Franconi, del Laboratorio di Medicina di Genere dell'Istituto Nazionale di Biostrutture e Biosistemi e co-autrice dello studio - potrebbero diventare un punto di partenza per interventi mirati di stewardship antimicrobica”.

Infezioni urinarie: potrebbero bastare sei ore (e non due giorni) per trovare il giusto antibiotico

01 Aprile 2026

Il problema della resistenza

Il problema dell’inappropriatezza prescrittiva è alla base del fenomeno della resistenza antimicrobica (AMR), che oggi rappresenta una delle principali emergenze sanitarie globali. In questa classifica, l’Italia sfoggia, purtroppo, la maglia nera: nel 2024-2025, il nostro Paese ha registrato 22,3 dosi giornaliere ogni 1000 abitanti, contro una media UE di 20,3.