Se a un evento incontri il leggendario Sébastien Loeb, c’è una sola spiegazione possibile: quell’evento non è un evento normale. Parliamo del Dacia Sandrider Experience: la Dakar esce uscita dal suo habitat naturale – dune assassine, temperature da forno, piloti che sembrano usciti da un film di Mad Max – e si materializza nella capitale e poi in tutte le concessionarie Dacia d’Italia sotto forma di simulatore in scala 1:1.
Si chiama come dicevamo del Sandrider Experience, ed è il nuovo giocattolo con cui Dacia ha deciso di sedurre l’Italia. Un progetto “faticosissimo ma bellissimo - come ha spiegato Guido Tocci, Managing Director di Dacia Italia – che apre il nostro marchio agli appassionati e ai gamer”.
Il progetto è stato concepito e realizzato integralmente in Italia, ci racconta Tocci con legittimo orgoglio. Come se il made in Italy, dopo averci regalato il Rinascimento, la Ferrari e la pizza, avesse deciso di darsi alla causa suprema: far provare l’adrenalina del rally a chi, di solito, l’adrenalina non sa manco cosa sia. Tutto grazie al simulatore che riproduce fedelmente la Dacia Sandrider che ha appena vinto la Dakar 2026 e che corre nel campionato mondiale rally raid.
Ci si siede dentro, si impugna il volante e si affronta una prova a tempo su un tracciato virtuale. Il deserto diventa pixel, la fatica diventa comfort, il rischio diventa punteggio. È la vittoria definitiva della civiltà sullo spirito selvaggio: abbiamo addomesticato anche l’inferno.






