L'acqua è il filo rosso. Quello che attraversa campi di pomodori e kiwi nel Metapontino, entra nelle dighe e nei canali irrigui della Basilicata, e arriva fino ai magazzini della distribuzione alimentare. È il minimo comune denominatore che ha riunito, nel panel "Strategie integrate per la resilienza climatica e la sostenibilità” del festival @Frontiers, ricercatori, docenti ed esperti impegnati su fronti diversi ma convergenti del progetto Pnrr Tech4You. Un progetto finanziato con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza, che all'interno del suo Spoke 3, guidato da Mariateresa Russo, prorettrice dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria per i Grandi progetti e le infrastrutture di ricerca, ha messo in campo tecnologie digitali per rendere più sostenibili e più resistenti ai cambiamenti climatici le filiere agricole e alimentari del Mezzogiorno.

Il pomodoro intelligente (e il braccio robotico che lo raccoglie)

Salvatore Praticò, ricercatore dell'Università Mediterranea, ha coordinato uno dei progetti pilota più emblematici: un impianto sperimentale su coltura di pomodoro in cui la parola d'ordine era “agire in modo intelligente, consumare ciò che serve, evitare gli sprechi”. La piattaforma sviluppata – denominata Farm-Tech - integra sensori di prossimità direttamente nelle colture per monitorare le variabili del suolo, droni multispettrali per analizzare la risposta delle piante alla luce (e capire, in sostanza, se "stanno bene o stanno male"), analisi del microbioma e genetiche per seguire l'intera filiera. A chiudere il ciclo, un braccio robotico per la raccolta meccanizzata. “L'agricoltura intelligente non è più quella che massimizza solo il raccolto”, spiega Praticò. “Il filo conduttore oggi è quello dell'agroecologia: la sostenibilità ambientale guida la gestione del campo”. L'uomo rimane centrale, ma con un ruolo profondamente diverso: non più schiavo delle variabili, ma interprete di dati.