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Ultimo aggiornamento: 11:46

A 36 anni, dopo una carriera vissuta quasi interamente lontano dai riflettori principali, Marco Trungelliti si è guadagnato uno spazio che sembrava ormai fuori portata. Sul rosso di Marrakech, nel torneo Grand Prix Hassan II, il tennista argentino, con cittadinanza italiana, ha raggiunto i quarti di finale battendo Kamil Majchrzak 7-6 6-3, un risultato che gli consente di entrare virtualmente tra i primi 100 del ranking ATP. Per la certezza aritmetica dovrà attendere gli altri risultati o l’esito della sfida contro Corentin Moutet, in programma venerdì 3 aprile, ma il traguardo è ormai a un passo.

Si tratta di un risultato storico: Trungelliti diventerebbe il giocatore più anziano nell’era Open a entrare per la prima volta in top 100. Un traguardo costruito nel tempo, senza scorciatoie, in un circuito che raramente concede seconde occasioni. La sua settimana in Marocco, partita dalle qualificazioni, è stata il punto più alto di un percorso fatto di continuità e resistenza, più che di exploit improvvisi.

Nel tennis contemporaneo, sempre più segnato da carriere precoci e successi immediati, la storia di Trungelliti segue una traiettoria diversa. Per anni ha frequentato il circuito Challenger, il livello intermedio del tennis professionistico, fatto di viaggi continui, pochi margini economici e una competizione logorante. È lì che ha costruito la propria carriera, torneo dopo torneo, spesso lontano dalle grandi platee e senza mai riuscire a compiere il salto definitivo. Un contesto che rappresenta una sorta di “girone infernale” per molti giocatori, dove la differenza tra restare e emergere è minima.