Non solo la diffusione illecita di immagini intime, ma un possibile sistema ben più organizzato, con ruoli distinti e una rete che parte dall’adescamento e sfocia nella diffusione online. Un fenomeno molto più ampio di un caso di revenge porn, arma illecita di umiliazione e ritorsione personale, ma a qualcosa di più ampio. È lo scenario che emerge da un’indagine coordinata dalla procura della Repubblica di Lecce e condotta dalla polizia, che nei giorni scorsi, ha portato a una serie di perquisizioni informatiche nei paesi di Galatone e Aradeo da parte del personale della polizia postale e dagli agenti del commissariato di Galatina, dove è stata formalizzata la denuncia che ha fatto scaturire l’inchiesta.

Vittima, suo malgrado, una giovane donna di 33 anni, che aveva iniziato a ricevere messaggi da sconosciuti con richieste esplicite di foto intime, accompagnate dal riferimento a immagini di nudo già diffuse in rete, a sua insaputa. I video, secondo quanto ricostruito, sarebbero stati realizzati mentre si spogliava prima di un servizio fotografico affidato a un professionista. Gli accertamenti, condotti dalla Sezione operativa distrettuale per la sicurezza cibernetica di Lecce, hanno fatto emergere un mosaico con più tasselli.