Quando una luce di allarme si accende su una navicella spaziale c’è sempre da tremare. Ma quando la luce di allarme si accende sulla toilette, a stringersi è anche lo stomaco. È successo nelle prime ore di volo della missione Artemis diretta verso la Luna. Era solo il segnale di un’anomalia non meglio identificata, il gabinetto al momento funziona a dovere, ma potrebbe non arrivare a svolgere la sua funzione per l’intera missione.
Dopo il guasto subito un mese fa all’impianto igienico della nave da guerra Gerald Ford diretta verso l’Iran e costretta a una pausa imprevista a Creta per le riparazioni dei bagni di bordo, la luce rossa lampeggiante a bordo della capsula lunare indica che anche i dettagli meno nobili hanno importanza, quando si progetta una missione blasonata.
La cabina, grande più o meno come quella di un aereo, sufficiente a contenere un astronauta in piedi, era considerata un lusso per la capsula Orion. Le missioni Apollo ne erano prive. Feci e urine erano raccolte in buste sigillate che sono state lasciate sulla Luna.
Gli astronauti di Artemis non potranno certo dire di godere della comodità, ma chiudersi in bagno sarà l’unico momento di privacy durante una missione di dieci giorni con quattro persone a bordo racchiuse nei dieci metri cubi di Orion.













