Ma quanto è orribile la Medea ipermoderna messa in scena nel set nel set di Gavagai? Il delizioso, insinuante, quasi irrisolvibile film di Ulrich Köhler, in anteprima italiana al Festival del Cinema Tedesco di Roma, offre una tale e condensata quantità di spunti sociali, culturali e razziali da far saltare lo schermo. Sulla falsariga della fredda rappresentazione classista di Ruben Östlund, il regista tedesco mette in scena una tensione latente tra personaggi bianchi europei (un’attrice e una regista) e una coppia africana (un attore e un’attrice). La mostra, da un lato, sul set senegalese di una Medea esasperata e trasformata, fino a rendere la protagonista una salvatrice di figli nel Mediterraneo contemporaneo; dall’altro, a Berlino, durante le ore che precedono la presentazione ufficiale del film in concorso alla Festival internazionale del cinema di Berlino, tra red carpet, conferenza stampa e proiezione.
In Africa, l’attore Nourou (Jean-Christophe Folly) è una figura importante, aitante, benestante; a Berlino diventa invece un perfetto sconosciuto, fermato davanti all’hotel perché privo di documenti. Allo stesso tempo, in Africa l’attrice Maja (Maren Eggert) è un pesce fuor d’acqua, nervosa e stanca, in conflitto con la regista Caroline (Nathalie Richard, che richiama una figura alla Claire Denis), e attratta dall’esotismo di Nourou. A Berlino, invece, torna una donna tutta d’un pezzo: difende l’attore davanti a un guardiano razzista e interrompe la relazione con lui, ormai priva dello stesso slancio.






