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Il giornalista, 60 anni, colpito da un infarto: non ci sono speranze
Quando una persona lotta tra la vita e la morte è facile cadere nella retorica dei ricordi di circostanza e nelle formule scontate ma nel caso di Roberto Arditti, in morte cerebrale da ieri all'età di sessant'anni, tutti gli attestati di stima espressi nelle scorse ore dal mondo del giornalismo e della politica sono veri. Perché Roberto, prima di essere uno stimato professionista e una persona di grande cultura, è un uomo per bene e un signore come se ne vedono pochi nel mondo del giornalismo e lo ha dimostrato nel corso di tutta la sua carriera. Negli ultimi anni abbiamo fatto un pezzo di strada insieme con la pubblicazione nel 2025 del suo libro Hard power, un testo che racconta tanto di Roberto Arditti perché ha saputo anticipare eventi che sarebbero accaduti nei mesi successivi come la guerra dei dodici giorni e il conflitto in Iran. Così, tra presentazioni, conferenze, incontri, cene, momenti conviviali, correzioni di bozze, riunione operative, ho avuto il privilegio di conoscerlo meglio stringendo un rapporto con solo professionale ma anche di amicizia. Ci siamo sentiti la mattina di martedì per discutere del nuovo libro a cui stava lavorando che sarebbe dovuto uscire a giugno sempre basato sulla geopolitica, il settore che più lo appassiona e di cui è più esperto. Chi conosce Roberto sa che è da sempre un vulcano di idee mai banali e in molti casi anticipatrici di temi e tendenze, una dote tutt'altro che scontata in un panorama dell'informazione spesso piatto e ripetitivo. Una qualità che gli è riconosciuta anche dai tanti italiani che ogni giorno apprezzano i suoi interventi nei principali talk show espressi con garbo ma con contenuti netti e spesso politicamente scorretti. A Roberto, anche da parte di chi la pensa diversamente da lui, sono concesse posizioni espresse con una franchezza che ad altri non sarebbe consentita, a testimonianza che la forma è anche sostanza e ad Arditti non mancavano né l'una né l'altra. Qualche mese fa, terminata una presentazione insieme a un festival, mentre camminavamo per le strade di Cesena, un signore lo fermò dicendogli "la seguo sempre in televisione, lei è un grande perché dice le cose come stanno".







