Dopo il trionfo negli Stati Uniti, per Jannik Sinner si apre adesso il passaggio più delicato della primavera: quello dalla velocità del cemento americano alla terra rossa europea. Un cambio di superficie che non riguarda soltanto il ritmo di gioco, ma anche l’adattamento tecnico di un tennis che negli ultimi mesi ha trovato nel servizio uno dei punti di forza più evidenti.
Negli ultimi tornei americani il numero due del mondo ha costruito gran parte della sua superiorità proprio sulla resa al servizio: settanta ace a Miami, percentuali altissime nei momenti chiave e una solidità impressionante nelle situazioni di equilibrio. Contro Jiri Lehecka, in finale, ha chiuso con il 92% dei punti vinti con la prima palla: "Quando inizio a essere un po’ stanco fisicamente, avere qualche punto gratuito con il servizio mi aiuta molto — ha spiegato prima del rientro in Europa — Il miglioramento l’ho avvertito nel mese negli Usa. Ho la sensazione di aver servito meglio a Miami che a Indian Wells".
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Un lavoro che arriva da lontano e che ha attraversato tutta la seconda parte della scorsa stagione, con interventi tecnici specifici già dopo la finale persa agli US Open e poi proseguiti durante la preparazione invernale. Ora però il contesto cambia. "Abbiamo lavorato tanto per arrivare in questa posizione e ora — ha aggiunto Sinner —, sul rosso, il servizio andrà usato in modo molto diverso: non puoi andare solo piatto”. Sulla terra battuta il servizio perde parte della sua immediatezza e diventa fondamentale la gestione delle rotazioni.







