“C’è il dolore, la confusione, la rabbia... E poi qualcosa cambia”. La nuova regina del soul pubblica il suo secondo album. Spoiler, contiene speranza: “La chiave? Continuare a crescere, a scrivere, a sognare”

di Carlotta Magnanini

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Il momento-visibilio, al concerto all’Unipol Arena del 30 gennaio, è stato quando Raye si è fatta trasportare dal pubblico intonando Sei bellissima (in genere è il contrario). Lì, sul palco di Bologna, sembrava che l’inglese superstar – 28 riconoscimenti in un biennio – conoscesse davvero Loredana Berté, fosse nata a Bagnara Calabra e si trovasse con gli amici al karaoke. Del resto è tipico di Rachel Agatha Keen: ogni sua esibizione non è mai un one woman show, ma un reading intimo e al tempo stesso corale più adatto a un club tipo Village Vanguard che a uno stadio, per come sa mischiare riflessioni e ritmi d’altri tempi, battute interattive e suoni del futuro. È proprio il suo essere a metà tra una diva e una migliore amica a renderla esplosiva – oltre alla sua incantevole voce rodata alla Brit School di Croydon, la stessa di Amy Winehouse e Adele. “Non voglio che le mie siano solo canzoni”, spiega. “Piuttosto storie. E desidero farci entrare anche il pubblico”. I fan ne vanno pazzi. Così come i critici e i palcoscenici globali, dai Brit Awards al Lollapalooza, che oggi vedono in lei la superstar che mancava, capace di usare la musica – la sua è un soul decisamente allargato che ingloba pop, rap, R&B, jazz – per abbattere ogni barriera: tra major e autoproduzione, tra il passato di un’epoca che non ha vissuto ma da cui è permeata (conoscete altri artisti del 1997 che mettano in un testo le parole “Elizabeth” e “Taylor”?) e il presente/futuro, quello velocissimo su TikTok che è stato decisivo per la fama. Soprattutto stare in equilibrio tra fragilità e rivincite.