Prima l'annuncio della morte, rilanciato dalla agenzie di stampa. Poi la smentita della famiglia: Roberto Arditti è ancora vivo, anche se in condizioni critiche, gravissime, stando a Repubblica in stato di "morte cerebrale". Ma cosa è successo? Come è stato possibile tale cortocircuito comunicativo?
Nei minuti successivi alla notizia della morte si è fatta chiarezza, almeno in parte, su una vicenda che ha generato confusione e un dolore prematuro. Il giornalista, 60 anni, è ricoverato dalla notte all’ospedale San Camillo, dove è arrivato dopo un arresto cardiaco che lo ha colpito nella sua abitazione, verosimilmente causato da un infarto improvviso. Le sue condizioni sono apparse subito gravissime, tanto che si è parlato di morte cerebrale. Tuttavia, il quadro clinico ufficiale diffuso dalla struttura sanitaria ha frenato le conclusioni affrettate: "E’ sottoposto a un supporto intensivo delle funzioni vitali. La prognosi è strettamente riservata".
Proprio questo elemento ha contribuito a smentire le notizie circolate nel primo pomeriggio, quando numerose redazioni, compresa la nostra, avevano dato per avvenuto il decesso, innescando una catena di reazioni tra esponenti politici e colleghi che avevano già espresso cordoglio. L’ospedale ha quindi chiarito che Arditti è ancora in vita, seppur in condizioni estremamente compromesse.











