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Due medici legali contro il perito che dà per scontato l'omicidio: non ci sono certezze. Il ruolo del leghista Fava e la paura del manager Mps
«Cercate tra le mail di novembre 2012, quattro mesi prima della sua morte», ci aveva detto una fonte che lavora alla ricostruzione della dinamica della morte di David Rossi, responsabile Comunicazione di Mps volato dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni il 6 marzo 2013. E è datata 18,49 del 3 novembre 2012 una mail di Rossi all’allora presidente della banca senese Alessandro Profumo nella quale il manager scomparso si lamenterebbe di Giovanni Fava, imprenditore ed ex deputato e fino ad allora commissario della Lega in Toscana, ascoltato oggi dalla commissione parlamentare d’inchiesta. «Fava cerca visibilità ma va neutralizzato e respinto con perdite perché questo non ha altri obiettivi, adesso, che fare la guerra al Monte», c’è scritto nella e-mail inviata da Rossi a Profumo e letta in commissione dal presidente Gianluca Vinci di Fratelli d’Italia. «Va affrontato in un modo o nell’altro. È pericoloso, è a capo dei leghisti locali, nostri dipendenti, tra i più attivi nel dossieraggio e nell’attività di diffamazione anonima. Negli anni scorsi stava zitto. Perorava la causa di un paio di squadrette mantovane che venivano sponsorizzate dal Monte. Appena ho potuto gliele ho segate, così ora fa il diavolo a quattro e chiaramente ce l’ha a morte pure con me, come i suoi accoliti del resto, che andavano licenziati a suo tempo, visto che avevano utilizzato i nomi dei clienti della banca per trovare le firme necessarie per presentare le liste alle Provinciali 2009», che invece a quanto risultava a Rossi sarebbero stati solo «sospesi per un giorno».







