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1 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 15:37

Quando incontrai l’assessora di Roma Capitale quattro anni fa la realizzazione dell‘inceneritore a Santa Palomba sembrava una passeggiata. La sua enfatica narrazione sulle virtù dell’inceneritore si basava sulla “storiella tarocca” dell’inceneritore di Copenaghen che il tempo ha già dimostrato essere fallimentare (l’inceneritore è finito, infatti, in default) e nonostante gli “effetti speciali” della pista da sci che è servita ad attrarre, oltre ai “citrulli”, addirittura un’intera trasmissione RAI (a proposito, la RAI non ha ancora risposto alla circostanziata lettera di protesta da noi inviata che documentava le grossolane distorsioni informative), il “Re è nudo”!

Per tentare la realizzazione di questo progetto si è fatto strame della democrazia concentrando nella mani del sindaco-commissario pieni poteri su questioni che ineriscono salute, rigenerazione di cruciali risorse naturali come l’acqua, ambiente e trasparenza amministrativa. Incredibilmente, in epoca di economia circolare in cui risulta strategico il recupero di materia, il “commissario” vorrebbe consegnare nelle mani di Acea per ben 33 anni un profitto miliardario derivante dal “bruciare risorse”. Il tutto penalizzando in modo irreversibile risorse territoriali (agricoltura in primis) in aperto disprezzo di comuni e comunità evidentemente ritenute di serie B.