Nel tempo delle guerre tornate a lambire l’Europa e di un linguaggio pubblico sempre più divisivo, «c’è anche la tentazione di chiudersi». Ma è proprio in queste fasi che «può crescere l’indifferenza, e da lì possono nascere le peggiori derive autoritarie». È il monito del sindaco Stefano Lo Russo, intervenuto questa mattina al sacrario del Martinetto in occasione dell’82esima commemorazione delle vittime delle esecuzioni nazifasciste.
La cerimonia si è svolta, come ogni anno, nell’area del poligono, luogo simbolo della repressione durante la Seconda guerra mondiale, dove tra il 1943 e il 1945 furono fucilati oltre sessanta tra partigiani e oppositori politici. Dopo la deposizione della corona d’alloro davanti alla lapide commemorativa, il primo cittadino ha ricordato il valore attuale di quella memoria: «Oggi – dice – non ci viene chiesto lo stesso sacrificio di quegli uomini, che scelsero di non arrendersi quando sarebbe stato più facile tacere. Ma ci viene chiesta la stessa responsabilità: dobbiamo ricordarci che la libertà non è un diritto acquisito per sempre ma va conquistata e difesa ogni giorno».
La libertà va conquistata e difesa ogni giorno
Il Martinetto fu utilizzato, dopo l’armistizio dell'8 settembre 1943, dalla Repubblica Sociale Italiana per eseguire le condanne a morte emesse dal Tribunale speciale fascista. Qui, il 5 aprile 1944, vennero fucilati gli otto componenti del primo Comitato militare regionale piemontese: Franco Balbis, Quinto Bevilacqua, Giulio Biglieri, Paolo Braccini, Errico Giachino, Eusebio Giambone, Massimo Montano e Giuseppe Perotti. La commemorazione ricorre tradizionalmente il 5 aprile, ma quest’anno è stata anticipata per la coincidenza con le festività pasquali.






