Roma, 1 apr. (askanews) – A meno di un mese dal previsto vertice di metà maggio tra il presidente Usa Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping, da Washington arrivano segnali contrastanti sulla preparazione dell’incontro, mentre l’amministrazione americana prova a definire i possibili risultati concreti soprattutto sul terreno commerciale. Secondo quanto riportato da Bloomberg Television, il rappresentante per il commercio degli Stati uniti Jamieson Greer ha lasciato intendere che, in rottura con la prassi abituale, i membri del governo Trump potrebbero non recarsi a Pechino prima del summit.

“Non credo che ci sarà bisogno di farlo”, ha detto Greer in un’intervista a Bloomberg Television, rispondendo a una domanda su un possibile incontro a breve con i suoi omologhi cinesi in vista della riunione tra i due leader. Parole che contrastano con quanto affermato il giorno precedente dalla portavoce della Casa bianca Karoline Leavitt, secondo cui “mi aspetto che funzionari di livello ministeriale si rechino in Cina in anticipo. E’ qualcosa che facciamo di solito”.

La visita di Trump in Cina, annunciata da Leavitt per il 14 e 15 maggio, era inizialmente prevista dal 31 marzo al 2 aprile, ma è stata rinviata a causa della guerra tra Usa, Israele e Iran. Pechino, finora, non ha annunciato ufficialmente le date del vertice. Secondo diversi osservatori, il rinvio potrebbe però rivelarsi utile, perché offre più tempo alle due parti per costruire risultati tangibili ed evitare un nuovo slittamento dovuto a una preparazione insufficiente. Per questo, molti ritenevano in vista un possibile nuovo incontro, a fine aprile, tra il segretario al Tesoro Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng. Inoltre, in genere il segretario di Stato o il segretario alla Difesa si recano nel paese ospitante prima di un summit tra leader per discutere i dossier principali. Al momento, però, non vi sono indicazioni su un eventuale viaggio del capo del Pentagono Pete Hegseth. Lo scorso ottobre Hegseth aveva incontrato a Kuala Lumpur il ministro della Difesa cinese Dong Jun, affermando che gli Stati uniti difenderanno “con fermezza” i propri interessi nell’Indo-Pacifico.